incesto
Chi perde ......
Kimboy74
08.04.2026 |
5.518 |
7
"Marco leccò il collo di Luca, mordicchiandolo piano, mentre Luca accarezzava il cazzo semi-eretto del fratello, meravigliandosi della sua grandezza..."
Era una domenica mattina tranquilla in quella casa suburbana, con il sole che filtrava attraverso le tende della cucina. I genitori di Marco e Luca erano usciti presto per la messa, lasciando i due fratelli soli fino a mezzogiorno. Marco, il maggiore di diciotto anni, era già sveglio, seduto al tavolo con una tazza di caffè in mano, il suo corpo atletico avvolto solo in un paio di boxer larghi. Aveva i capelli castani scompigliati e un ghigno permanente sul viso, come se sapesse sempre un passo avanti rispetto al mondo. Luca, sedici anni, scese le scale in pigiama, strofinandosi gli occhi assonnati. Era più magro, con lineamenti delicati e una timidezza che lo rendeva adorabile, ma nascondeva una curiosità ribollente sotto la superficie."Buongiorno, fratellino," disse Marco con voce bassa e giocosa, gli occhi che saettavano sul corpo di Luca. "Genitori via per un po'. Abbiamo la casa tutta per noi. Che ne dici di un gioco per svegliarci?" Luca si fermò, sentendo un brivido familiare. Le battute di Marco ultimamente erano cariche di sottintesi, e lui non riusciva a ignorarle. "Che tipo di gioco?" chiese, versandosi del succo d'arancia, le guance che si tingevano di rosa.
Marco si alzò, torreggiando su di lui di qualche centimetro. "Una gara. Niente di complicato. Vediamo chi ce l'ha più lungo. Il vincitore decide cosa fare all'altro per il resto della giornata." Rise, ma nei suoi occhi c'era una scintilla seria, predatoria. Luca deglutì, il cuore che accelerava. Avevano scherzato su cose del genere in passato, ma stavolta sembrava reale. "Sei serio? E se vinco io?" Marco scrollò le spalle. "Non vincerai, ma va bene. Andiamo in soggiorno, più spazio."
Si spostarono nel soggiorno luminoso, con il divano morbido e il tappeto sotto i piedi. L'aria era calda, l'odore di caffè che aleggiava ancora. Luca esitò, ma l'eccitazione lo spinse avanti. Si tolse il pigiama, restando in mutande, il suo cazzo che già si induriva al pensiero. "Misuriamolo bene," disse Marco, tirando fuori un metro da sarta dalla credenza. "Niente trucchi." Luca annuì, abbassando le mutande. Il suo cazzo saltò fuori, eretto del tutto ora, una verga dritta di dodici centimetri, con la cappella rosea e le vene leggere che pulsavano.
Marco lo misurò con cura, la punta del metro che sfiorava la pelle sensibile, facendolo tremare. "Dodici esatti. Non male per un ragazzino." Luca arrossì di più, ma c'era orgoglio misto all'imbarazzo. "Ora tocca a te." Marco annuì, lasciando cadere i boxer. Il suo cazzo emerse come una bestia, già semi-eretto, spesso e venoso, con una lunghezza che cresceva sotto lo sguardo di Luca. Marco lo afferrò alla base, tendendolo completamente. La cappella era larga, viola scuro, e il tronco sembrava infinito. "Misuralo tu," ordinò, porgendo il metro.
Le mani di Luca tremarono mentre avvolgeva il metro intorno a quella mostruosità. Ventisette centimetri. Quindici in più del suo. "Cazzo, Marco... è enorme," mormorò, incapace di staccare gli occhi. Sentì il suo buco contrarsi involontariamente, un calore che si diffondeva nel basso ventre. Marco rise, la voce rauca. "Ho vinto, Luca. E il premio è te. Ti prendo qui e ora. Ti sverginò con questo bestione." Luca spalancò gli occhi, un misto di terrore e desiderio che lo inchiodava sul posto. "Aspetta... i genitori tornano tra ore. E se..."
"Shh," interruppe Marco, spingendolo dolcemente ma fermamente verso il divano. "Hanno la messa che dura due ore. Abbiamo tempo. Sdraiati, culino in aria." Luca obbedì, il cuore che gli rimbombava nelle orecchie. Si mise a quattro zampe sul divano, le ginocchia che affondavano nei cuscini, il culo esposto. Marco si posizionò dietro di lui, le mani grandi che gli aprivano le natiche pallide, rivelando il buco rosa e stretto, mai toccato da nessuno. "Guardati, così innocente. Ma oggi lo apro io."
Luca gemette piano, sentendo il respiro caldo di Marco sul suo culo. Il fratello sputò sulla punta del suo cazzo, lubrificandolo con saliva densa, poi ne aggiunse altra direttamente sull'ano di Luca, facendolo rabbrividire. Un dito ruvido premette contro l'ingresso, girando piano per allentarlo. "Rilassati, fratellino. Non voglio farti male... troppo." Il dito entrò, dilatando il muscolo serrato, e Luca ansimò, il bruciore iniziale che si mescolava a un piacere strano. Marco lo mosse dentro e fuori, aggiungendone un secondo, scopandolo con le dita fino a far gemere Luca.
"Sei pronto?" chiese Marco, ritraendo le dita. Luca annuì, la voce persa in un sussurro. "Sì... fammi tuo." Marco posizionò la cappella enorme contro il buco, premendo piano. L'anello muscolare resistette, ma poi cedette, lasciando entrare la punta larga. Luca urlò, le mani che artigliavano il divano, il dolore acuto come una lama. "Cazzo, è troppo! Rallenta!" Marco grugnì, sudando per lo sforzo di controllarsi. "Sei stretto da impazzire, Luca. Respira, cazzo." Spinse più a fondo, centimetro dopo centimetro, il suo cazzo che invadeva il canale vergine, sfregando contro le pareti interne.
A metà, Luca piangeva quasi, ma il suo cazzo gocciolava pre-cum sul tappeto, tradendo l'eccitazione. "Continua... oh dio, riempimi," implorò, il corpo che si adattava piano. Marco affondò fino in fondo, le palle pesanti che sbattevano contro quelle di Luca, il suo pube che premeva contro le natiche. "Tutto dentro, fratellino. Senti quanto sono profondo?" Iniziò a muoversi, ritraendosi piano e spingendo di nuovo, ogni affondo che dilatava di più il culo di Luca. Il suono era osceno: schiocchi umidi, gemiti rauchi, il divano che cigolava sotto di loro.
Marco accelerò, le mani che stringevano i fianchi di Luca, le unghie che affondavano nella pelle. "Prendilo, puttana mia. Il mio cazzo grosso ti sta scopando il culo come meriti." Luca si inarcò, il dolore che svaniva in un piacere travolgente, ogni colpo che colpiva la sua prostata, facendolo vedere stelle. "Sì, fratello! Più forte, inculami!" Il suo cazzo dondolava libero, indurito al massimo, mentre Marco lo martellava senza pietà. Il sudore colava sui loro corpi, mescolandosi al profumo muschiato del sesso.
Marco cambiò posizione, tirando Luca su per le ascelle e facendolo sedere sulle sue cosce, il cazzo che entrava ancora più profondo in quella posa. Luca cavalcò il fratello, su e giù, sentendo ogni vena pulsare dentro di lui. "Guardami negli occhi mentre ti scopo," ordinò Marco, afferrandogli il mento. I loro sguardi si incrociarono, carichi di lussuria proibita. Luca gemette, le pareti del suo culo che si contraevano intorno all'invasore. "Sto per venire... non ce la faccio più!" Esplose senza toccarsi, il suo cazzo che schizzava fiotti di sperma sul petto di Marco, il corpo che tremava in un orgasmo violento.
Marco rise, ma il suo ritmo si fece selvaggio. "Anch'io, cazzo. Ti inondo dentro." Con un ruggito, si scaricò, il cazzo che gonfiava e pompava cum caldo e abbondante nel culo di Luca, riempendolo fino all'orlo. Il liquido colava fuori, gocciolando sulle cosce di entrambi mentre Marco continuava a spingere, prolungando il piacere. Rimasero uniti, ansimanti, il petto di Luca che si alzava e abbassava contro quello del fratello.
Piano, Marco si ritrasse, il buco di Luca rosso e aperto, che perdeva rivoli bianchi di seme. "Cazzo, che spettacolo," mormorò, accarezzando le natiche arrossate. Luca si voltò, le gambe deboli, e lo baciò con passione, le lingue che si intrecciavano. "È stato... incredibile. Hai vinto, ma voglio rifarlo." Marco sorrise, pulendoli entrambi con un asciugamano dalla cucina. "Oh, lo faremo. Ogni domenica, mentre loro sono a messa. Sei mio ora, fratellino."
Passarono il resto della mattina nudi sul divano, accoccolati, esplorando i corpi l'uno dell'altro con mani pigre. Marco leccò il collo di Luca, mordicchiandolo piano, mentre Luca accarezzava il cazzo semi-eretto del fratello, meravigliandosi della sua grandezza. Parlarono a bassa voce di quanto fosse stato intenso, di come il dolore si fosse trasformato in estasi, e di fantasie future. Quando sentirono la macchina dei genitori nel vialetto, si vestirono in fretta, ma il segreto li legava più che mai, un fuoco che ardeva sotto la superficie della loro vita quotidiana.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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